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Coez faccio un casino testi

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Hai già un profilo Rockol? Hai dimenticato la password? Procedi al login. Per questo forse tante persone che scrivono dischi sono un po' squilibrate: Quello che vivi nel contesto artistico non è poi troppo reale: Poi devo dire che ormai la so gestire, anche perché è tanto che ci sto dentro. Non immagino cosa possa passare per la testa di un Calcutta adesso Io invece non ho visto la mia pagina esplodere dall'oggi al domani, sono dieci anni che scrivo canzoni, ho coltivato e lavorato molto per portare la gente ai miei live, ho faticato tanto e ho visto tutto crescere mattone dopo mattone in maniera organica, lentamente.

Dove speri di arrivare? Almeno l'Olimpico ride. Poi, a parte gli scherzi, non è solo importante il dove per me, ma soprattutto il come. È la cosa che conta di più. Non ci voglio arrivare andando in televisione o facendo una cosa che non è la mia, in un contesto che non è il mio. Il fatto che oggi io stia senza etichetta, il fatto che mi fidi dei tre stronzi che si metterebbero tra me e un proiettile… ha una sua importanza.

Il difficile verrà adesso perché dovrà rispondere a proposte economicamente molto allettanti. Io in qualche modo sto facendo il percorso inverso. Sono io che mi faccio il disco da solo con il mio team, con tutti i soldi che ho messo di tasca mia. In ogni caso mi sento molto meno solo ora. Sembri uno che ha passato molte fasi… Secondo me cercare stabilità in un artista è la cosa più sbagliata da fare. Poi è vero che nel rap ci sono dei personaggi che sono a cavallo tra un discografico e un artista, hanno una mentalità business, e devono sapersi reinventare. Ce ne sono un bel po'. Salmo ad esempio è molto imprenditore, ed è stato uno dei primi a farlo bene, cosa che in America esiste da tempo.

Vuol dire comunque che sei sveglio! Non sarei potuto rimanere ancora in una grande etichetta come Carosello e non per colpa loro, è proprio perché io in questo momento non sono adatto a starci dentro. Cambiando argomento: Sei uno di quei romani che anche se non abitano più a Roma continuano a frequentare solo altri romani? A Milano becco un botto il Noyz , è un grande, è il più pulito di tutti. È la persona con meno dietrologie in assoluto di tutti quanti. Anche se da giovincelli abbiamo avuto le nostre scaramucce… La scena romana non era un posto molto carino ai tempi.

E ora come te la vivi questa scena romana? Ma come! Era piccola, ma una scena c'era. Adesso no. Forse gli unici che in Italia sono riusciti a crearne una sono quelli della trap. Izi, Rkomi, Ghali e via dicendo E visto che mi sembrano tutti in procinto di firmare con etichette, bisogna vedere se durerà. Per me a Roma non c'è proprio una scena ora, ci sono cani sciolti, e anche io lo sono ormai… Anche perché, chi dovrei frequentare a Roma? Dai, nel possiamo anche non pensare più per compartimenti stagni. Magari ci sono gruppi che si conoscono, collaborano, si scazzano, quello che vuoi Nel momento in cui fai parte di un'etichetta già non puoi più farlo.

Io a un certo punto infatti ho fatto un cambiamento drastico, ho dovuto tagliare i ponti con tutti, ho spento il telefono, chiuso Facebook e sono entrato in studio con Sinigallia per un anno. Se avessi continuato a frequentare un certo giro non avrei potuto scrivere quel disco. Anche per il tipo di giudizio che avresti avuto addosso, no? Quando registravo il disco con Sinigallia sentivo solo lui e tutti i miei amici che non c'entrano nulla col rap.

Anche se poi magari i Brokenspeakers sono stati i primi ad apprezzare le robe nuove che facevo. Se appena esci con il primo lavoro non fai nemmeno in tempo a fare cinque live che hai già un contratto con un'etichetta, vuol dire che la scena non si crea. Questi artisti appena mettono la testa fuori hanno un contratto! Non che facciano male, ma questa cosa prima non esisteva. Dovevi fare 30 o 40 live per portare persone ad un tuo concerto. Quando arrivavi a persone era una cosa allucinante. Anche i giornali adesso sono attenti a qualsiasi cosa nuova esca. Non lo so perché, forse perché il rap era da sfigati.

O forse dovevano crescere quelli che ora lavorano nei siti di musica, nelle etichette, insomma le generazioni più giovani della mia. È una cosa che abbiamo invidiato per una vita agli altri Paesi Allo stesso tempo, per contro, le scene non si creano più come prima. Praticamente non ti danno il tempo di crescere O una ragazza… Chiaramente, anche una ragazza, ben venga! Le vedi in prima fila a tutti i concerti, ma poi al contrario dei loro amici non provano a mettersi in gioco in prima persona Quando ho iniziato a rappare io le donne ai concerti non ce n'erano.

Al massimo c'era una raver col cane che era quasi meglio il cane ride. A Roma i primi a vantare un discreto numero di ragazze siamo stati noi con i Brokenspeakers. Io ero quello che faceva i ritornelli più melodici, c'erano quelle due o tre rime buttate là sull'amore e le ragazze cominciavano a venire ai concerti Mi ricordo il primo concerto solista a Roma: Immagina, io che venivo dal rap e dal "su le mani", al mio live vedevo gli accendini e le donne che cantavano.

Bellissimo, ho capito che volevo fare quello. Coez - Di casini bellissimi e altre storie Intervista hot 1.

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